• EL PRET DI FIOEU


    L'era on penser sconduu...'na fantasia

    on desideri schisc, ma prepotent,

    dopo el penser l'è diventaa poesia

    s'cetta compagn de l'acqua de sorgent.

     

    L'è la vision d'on angiol del Signor

    vestii de pret a la manera antiga,

    che senza frecasseri e malumor

    no 'l risparmia ne amor, cruzi e fadiga.

     

    E 'dree ai binari de la caritaa 

    de la pazienza con la bella cera

    come quel gran Maester l'ha insegnaa

    el dedica ai sò fioeu, vita e preghiera.

     

    Quanti gotton de mama sugaa-sù...

    omber spianaa sui facc de chichessia,

    man generos che dann senza toeu-sù,

    oeucc che te guarda, senza ipocrisia.

     

    Grazie don Nino, e resta chì con nun

    anch se di volt te par de perd la testa...

    per tanti fioeu l'è come avegh nissun

    e inscì se tacchen fort a toa vesta...

     

    Tègni vesin, come l'ha faa el Signor

    in sto mondasc baloss, pien de malann,

    de tribuleri, falsità e dolor, 

    e te sorrida el ciel anmò cent'ann!

     

  • IL PRETE DEI RAGAZZI


    Era un pensiero nascosto... una fantasia

    un desiderio soffocato, ma prepotente, 

    poi il pensiero è diventato poesia

    schietta come acqua di sorgente.

     

    È la visione di un angelo del Signore

    vestito da prete alla maniera antica,

    che senza fracasso e malumore

    non risparmia, nè amore, nè crucci e fatica.

     

    E lungo i binari della carità

    della pazienza con bel modo

    come quel gran Maestro ha insegnato

    dedica ai suoi figli, vita e preghiera.

     

    Quante lacrime di mamma asciugate...

    ombre spianate sui visi di chiunque,

    mani generose che danno senza prendere,

    occhi che ti guardano, senza ipocrisia.

     

    Grazie, don Nino, e resta qui con noi

    anche se a volte ti sembra di perdere la testa...

    per tanti ragazzi è come non aver nessuno

    e così si attaccano forte alla tua veste...

     

    Tienili vicino, come ha fatto il Signore

    in questo mondaccio furfante, pieno di malanni,

    di tribolazioni, falsità e dolori, 

    e ti sorrida il cielo ancora per cento anni!

  • Ada Lauzi. Nata a Milano nel 1928 da genitori lombardi. Innamorata della sua città di cui ricorda, fin dalla sua primissima infanzia di piccola "orfana di madre" : i brumm, i spazzacamin, i Gigi de la gnaccia, i Ghisa cont i barbis, personaggi illustrati nelle sue poesie. In seguito approfondendo presso il Circolo Filologico Milanese lo studio della letteratura milanese, delle forme di metrica e stilistica, dei grandi poeti milanesi, è giunta a proporre oggi soprattutto con lo spirito meneghino i suoi pensieri in poesia. Ada Lauzi ci dice così: "Ho subito amato sin da piccola il dialetto milanese, ho imparato la lingua della mia città per stada sui ballatoi delle case di ringhiera. Si rideva, si chiacchierava, si litigava. Me le ricordo ancora adesso le urla da finestra a finestra. Burrasche che si concludevano quando le donne rientravano in casa per riscaldare il minestrone. E i padri rientravano dal lavoro lasciando le biciclette nei cortili, che sapevano di ritrovarle, senza doverle chiusere  con il lucchetto. Le mie poesie non voglono essere un saggio letterario, ma solo un atto d'amore per la mia adorata città, "per el mè Milan". Una raccolta di pensieri scaturiti da ricordi, emozioni, gioie e sofferenze da me rofondamente vissuti oltre, ovviamente, a qualche nota scherzosa, in rispetto all'equilibrio".