• LA FIN di Corradino Cima


    In di primm dì del  mila e novecent-vun

    se ven a savè purtropp che Lù el stà mâl.

    Quand se passa per Via Manzon, ognun

    se và a informà de l’Omm eccezionâl.

    De ann ghe n’ha tanti… vottantott… Nissun

    voeur cred. Se sa che’l Gèni l’è immortâl…

    Carr e carrozz, tranvai, vann tutti al pass…

    Gh’è giò la paja per toeu via i frecass…

     

    Vorissen tutti vèssegh là taccaa

    per passà via davanti a quel so lett

    su la ponta di pè, tegnend el fiaa,

    per riandà col pensêr, con gran rispett,

    tutte el ben che l’ha faa e l’ha somenaa

    coi so Oper, coi so Musich benedett,

    ch’hann esaltaa la Patria e ch’hinn staa bon

    de delizià, o fa vegnì giò i gotton.

     

    E in l’istèss mês, al trenta de Gennâr,

    quand smorzen in di strâd tutt’i fanai,

    ai sètt ôr de mattina, appèna ciâr…

    in San Francèsch de Paola i funerai.

    Tutta Milan l’è lì al passagg de’l cârr.

    Ma hinn tutt’i coeur che’l porten ormai,

    perché tucc sann che on Omm compagn de quèll

    né prèst né tard, se riessirà a vedell…

     

  • LA FINE Traduzione di una poesia di C. CIMA


          Nei primi giorni del   mille e novecento-uno

          si viene a sapere purtroppo che Lui stà male.

          Quando si passa per Via Manzoni, ognuno

          va ad informarsi dell’Uomo eccezionale.

          Di anni ne ha molti… ottantotto… Nessuno

          vuole credere. Si sa che il Genio è immortale…

          Carri e carrozze, tram, vanno tutti al passo…

          C’è giù la paglia per diminuire il rumore…

     

          Vorrebbero tutti essergli vicino

          per passare davanti a quel suo letto

          in punta di piedi, trattenendo il fiato,

          per tornare con il pensiero, con molto rispetto,

          a tutto il bene che ha fatto e ha seminato

          con le sue Opere, con le sue Musiche benedette,

          che hanno esaltato la Patria e che sono state capaci

          di deliziarci, e farci piangere.

     

          E nello stesso mese, il trenta di gennaio,

          quando spengono nelle strade tutti i fanali,

          alle sette del mattino, appena chiaro…

          in San Francesco di Paola i funerali.

          Tutta Milano è lì al passaggio del carro.

          Ma sono tutti i cuori che lo portano ormai,

          perché tutti sanno che un uomo uguale a quello

          né presto né tardi, si riuscirà a vederlo…

           

  • Alcuni chiarimenti sulla poesia…

    Poco prima del Natale cominciò a preoccupare lo stato di salute del Maestro Giuseppe Verdi.

    Si aggravò nel gennaio 1901. Il 27 del mese egli chiuse serenamente la gloriosa esistenza. Gli furono tributate due solenni onoranze funebri. La prima, la più commovente, alle sette di mattino del 30 gennaio in un’alba grigia e gelida. Carro di seconda classe, senza fiori, come lui aveva disposto. Folla enorme, triste, silenziosa. Folla che volle star vicina un’ultima ora al Maestro prediletto.

    La seconda organizzata dal mondo ufficiale, il 27 febbraio 1901. Trecentomila persone. Autorità in tuba, pennacchi al vento, bandiere, corone e finalmente uno splendido catafalco dorato, degno di Roma e di Cesare. Tanta commozione grande e sincera. Quando Toscanini ai piedi del Famedio diede al coro il segnale del:                

                                        “Va pensiero………”

    il pensiero va al povero Maestro che… nel triste momento in cui si trovava, la sua fantasia gli suggeriva le note e dai tasti traeva per la prima volta la melodia del suo coro più famoso…e segnò sulla carta le note dell’

                                       “Oh mia patria sì bella e perduta!”

    Parole che risvegliarono gli animi verso la libertà!

    Ora egli riposa con la sua seconda moglie, Giuseppina Strepponi, nella Cripta della Sua Casa in Piazza Buonarroti con i vecchi musicisti che diffusero nel mondo le sue immortali melodie.    

     

      Corradino Cima (Autore di questa poesia)… nato a Milano nel 1874 e morto nel 1942, è stato un poeta dialettale milanese, noto per i suoi scritti in lombardo che hanno riscosso successo tra i poeti della sua epoca, come testimoniato da testi quali "La mia tosetta" e "Minestron". Era figlio di Camillo Cima, uno scrittore e giornalista, noto per aver fondato e diretto il giornale umoristico "L'uomo di Pietra" e per aver scritto una "Storia de Milan" in dialetto.

    Corradino studiò musica al Conservatorio di Bergamo e prestò servizio volontario negli Alpini nel 1917. La sua attività principale è stata quella di poeta dialettale milanese, con diversi testi pubblicati in lombardo che sono stati molto apprezzati. Raggiunse un notevole successo tra i poeti lombardi del suo tempo.