• LA "PRIMA" DEL FALSTAFF di Corradino Cima


    De Oper, - dai quindes ann vegnend adèss-

    n’hoo sentii cert pussee d’ona centènna

    Trà vègg e noeuv, sia ch’abbien faa succeèss,

    o che abbien tiraa el fiaa* ona sira appènna.

    Ma sora a tucc, mì ve ciammi el permèss,

    -de già che me regordi e sont in vènna-

    De rievocà la prima de’l Falstaff

    sperand de tirà drizz e pèrd nò i staff*.

     

    L’è staa precisament al noeuv febbràr

    milla e vottcent-novantatii. Sull fior

    di desnoeuv ann, compagn d’on paracâr*,

    son lì a fà porta* fina dai des or.

    Se passa el temp, intanta che l’è ciâr,

    cont i micchètt ripiènn e col discor.

    La “cova*” de’l lobbion* l’è spèssa e dritta

    De rivà squasi a Santa Margherità.

    ……………………………………..

    Se discutt intrattanta del librett

    per lodall, se capiss, o criticall.

    Chi fa el nomm d’on artista predilett

    de mett su l’altarin per incensall;

    chi a on alter el ghe voeur trovà el difett

    d’on do diesis ch’è mai riessii a broncall;

    chi infin, sbirciaa on donnin, le ten de mira,

    per fagh de cavalier tutta la sira.

    …………………………………………

  • LA "PRIMA" DEL FALSTAFF


    Di Opere – dai quindici anni sino ad ora-

          ne ho sentite certamente più di un centinaio

          tra vecchie e nuove, sia che abbiano avuto successo,

          o che abbiano tirato il fiato solo una sera.

          Ma soprattutto, vi chiedo il permesso,

          -già che mi ricordo e sono in vena-

          di rievocare la prima del Falstaff

          sperando di ricordarmi bene e non dimenticarmi.

     

          È stato precisamente il nove febbraio

          mille ottocento-novantatre. Nel fiore

          dei diciannove anni, uguale a un soldato napoleonico,

          sono a fare la fila dalle dieci del maìttino.  

          Si passa il tempo, intanto che è chiaro,

          con le michette ripiene e con il parlare.

          La fila dei loggionisti è piena diritta

          da arrivare sino quasi a Santa Margherita.

          …………………………………………..

          Si discute nel frattempo del libretto

          per lodarlo, si capisce, oppure criticarlo.

          C’è chi fa il nome di un artista prediletto

          e metterlo sull’altare per incensarlo;

          chi a un altro vuole trovare il difetto

          di un do diesis che non è mai riuscito a farlo;

          poi infine c’è chi, vista una bella bimba, la segue,

          per fargli da cavaliere tutta la sera.

          ……………………………………

  • Spiegazioni- In piazza della Scala il 9 febbraio 1893.  Sono le 10 antimeridiane. Lo spettacolo avrà inizio alle otto ed un quarto di sera; la folla degli appassionati di musica si accalca all’ingresso del loggione fin dalle prime ore del mattino. È così lunga la coda e fitta, da arrivare all’angolo di Via Santa Margherita. L’ingresso al loggione costa L.5.

    Corradino Cima (Autore di questa poesia) nato a Milano nel 1874 e morto nel 1942, è stato un poeta dialettale milanese, noto per i suoi scritti in lombardo che hanno riscosso successo tra i poeti della sua epoca, come testimoniato da testi quali "La mia tosetta" e "Minestron". Era figlio di Camillo Cima, uno scrittore e giornalista, noto per aver fondato e diretto il giornale umoristico "L'uomo di Pietra" e per aver scritto una "Storia de Milan" in dialetto.

    Corradino studiò musica al Conservatorio di Bergamo e prestò servizio volontario negli Alpini nel 1917. La sua attività principale è stata quella di poeta dialettale milanese, con diversi testi pubblicati in lombardo che sono stati molto apprezzati. Raggiunse un notevole successo tra i poeti lombardi del suo tempo.