• Citto sciori, citto lì

    che impienissen el biccer,

    e che tegnen d'oeucc a mì

    che me solta in coo el penser

    de fa on brindes ai duu spos

    con l'ajutt de la Soa vos.

     

    Già el poetta in capp de lista

    saront(*) mì, quest el va ben,

    lor faran come i corista

    e intraran in del repien(*).

    Donca attent, sciori, silenzi.

    Occio al forno(*) che comenzi.

     

    Car spositt, colombitt del Signor,

    che ve vedi a vardarv, a sussì,

    ch'el ve possa durà quell'amor

    tal e qual fina in fin di vost dì

    senza mai che ona nebbia né on rogn

    la ve rompa la pas di vost sogn.

     

    Che la possa la cara Bianchina

    comenzà giust appunta da incoeu

    a godè de la grazia divina

    preparand quella gaslett(*) de fioeu

    che on quaj dì faran truscia e coronna

    adree al zio, al papà, alla madonna(*).

     

    Che la possa la pas, l'abbondanza

    stagh adree per i agn de Noè,

    ma però cont el patt in sostanza

    ch'anca mì possa god sto piasè,

    e con mì tutta quanta la razza

    de chi bev e che sbraggia: Evvivazza!

  • Silenzio signori, silenzio lì

    che empiano il bicchiere,

    e che tengano d'occhio a me

    che mi salta in capo il pensiero

    di fare un brindisi ai due sposi

    con l'aiuto della Loro voce.

     

    Già il poeta a capo lista

    sarò io, questo va bene,

    loro faranno come i coristi

    e entreranno nel ritornello.

    Dunque attenti, signori, silenzio.

    Occhio al forno che comincio.

     

    Cari sposini, colombini del Signore,

    che vi vedo guardarvi, sussurrare,

    che vi possa durare quell'amore

    tale e quale fino alla fine dei vostri giorni

    senza mai che una nebbia né un diverbio

    vi rompa la pace dei vostri sogni.

     

    Che possa la cara Bianchina

    comincviare giusto appunto da oggi

    a godere la grazia divina

    preparando quella frotta di figli

    che un qualche giorno faranno ressa e corona

    dietro lo zio, al papà alla suocera.

     

    Che possa la pace, l'abbondanza

    starle dietro per gli anni di Noè,

    ma però con il patto in sostanza

    che anch'io possa godere questo piacere,

    e con me tutta quanta la razza

    di chi beve e che sbraita: Evvivazza!

  • Brindisi scritto per le nozze di una Bianchina, della quale però non si sà niulla. I versi, che si possono leggere in un primo getto autografo in un manoscritto della Raccolta Portiana, fuirono pubblicati per la prima volta dal Barbiera nel 1884.  Le prime due sestine, introduttive, sono ottonari, le altre di decasillabi.

    Alcuni chiarimenti del testo: (*)

    ...saront...  sarò io ...repien...  termine musicale, vale per canne d'organo che sono doppie delle altre di pari tono, qui indica il ritornello cantato in coro  ...Occio al forno... attenzione alla mia bocca, detta scherzosamente forno perché spalancata; occio è forma veneta   ...gaslett...  diminutivo di gasla  capannella, mucchietto di quattro noci, nel quale si tira giocando per abbatterle; vale per "crocchio, capannello"  ...madonna...  popolare per suocera.