LA GUERRA DI PRET

 

Canti la guerra santa, i breviari,

i piatt, i micch, i peccher, i peston.

i calott, i barett, ch'è sgoraa in ari

e hann gibollaa la cerega e el melon

a vintiquatter pret che in cappa e in vesta

celebraven a tavola ona festa.

 

Oh gran pader di vers e della bissa,

promotor di baruff e di legrij,

tì che sti pret te gh'ee scoldaa la pissa,

scoldem anch mì, te preghi, i scinivij,

in manera che possa famm onor

con di rimm degn de mì, de tì, de lor!

 

El dì de sant Lorenz, a on sit de foeura

pocch lontan de Milan se fa on feston

in onor del gran sant cott in broeusoeura;

i fustusc della gesa hin confession,

panegiregh, campan, mess, sinfonia,

e ciccolatt e acqua in secrestia;

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LA GUERRA DEI PRETI

 

Canto la guerra santa, i breviari,

i piatti, le pagnotte, i bicchieri, i bottiglioni,

le calotte, le berrette, che sono volate in aria

e hanno ammaccato la chierica e il melone

a ventiquattro preti che in cappa e veste (talare)

celebravano a tavola una festa.

 

O gran padre dei versi e della biscia,

promotore delle baruffe e delle allegrie,

tu che questi preti li hai fatti andare in collera,

scalda anche a me, ti prego, le cervella,

in maniera che possa farmi onore

con delle rime degne di me, di te, di loro!

 

Il giorno di san Lorenzo, in un luogo fuori (città)

poco lontano da Milano si fa una gran festa

in onore del gran santo cotto in baciola;

le cerimonie frettolose della chiesa son confessioni,

panegirici, campane, messe, sinfonia,

e cioccolato e acqua in sacrestia;

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  • Lascio a voi lettori, di andare a cercare come prosegue e finisce. Se interessati chiedetemela!

    Da Carlo Porta "LE POESIE" Feltrinelli Editore

    Questo "poema", secondo le intenzioni del Porta, doveva essere diviso in quattro parti e riuscire un lavoro di grande respiro; ma dopo le prime sestine rimaneva interrotto per la morte dell'autore. Il Porta vi aveva lavorato dall'agosto o settembre 1820, come si desume dagli accenni sparsi in varie lettere agli amici e si era anche servito di una descrizione fattagli dal Grossi (amico e confidente), di un ex frate somasco, per cavarne fuori due ritratti vivacissimi: quelli di don Carboni e don Vittor.Il componimento consta di 244 versi, il Porta si pensa vi abbia lavorato sino al verso 144 poi vi è la collaborazione postuma come suggerita al Grossi dal desiderio di non lasciare cadere il disegno dell'amico morto e di realizzarlo nello spirito che, probabilmente, alcune confidenze gli avevano lsciato intravedere. Si nota, però, un notevole divario stilistico fra le due parti . Questo "frammento" rappresenta l'ultimo lavoro del poeta.

    Alcuno chiarimenti del testo:

    ...micch... plurale di micca, pagnotta.   ...melon... la testa rapata dei preti. 

    ...pader di vers e della bissa...  Bacco, padre degli ubriachi che gridano e camminano a zig zag come la biscia.

    ...te ghe scoldaa la pissa... Cioè: li hai fatti riscaldare, andare in collera.

    ...sit de foeura... Monluè, fuori di Porta Vittoria, con un'antica chiesa dedicata a San Lorenzo.

    ...in broeusoeura... sul braciere, alla graticola.