APPARIZION DEL TASS 

 

Foeura de porta Luduiga on mia

su la sinistra in tra duu fontaninn

e in tra dò fil de piant che ghe fa ombria

gh'è on sentirolin

solitari, patetegh, delizios,

ch'el se perd a zicch zacch dent per i praa,

e el par apposta faa

per i malinconij d'on penseros.

    Là inscì, via del piss piss

d'on quaj sbilz d'acqua che sbottiss di us'cioeu,

via d'on quaj gorghegg d'on rossignoeu,

o de quaj vers lontan, lontan, lontan,

d'on manzett o d'on can,

no se ghe sent on ett

che rompa la quiett.

    Tutt coss là inscì l'jutta la passion,

né s'è nanch faa duu pass

tra quij acqu, tra quij piant, tra quell'ombria

che se sent a quattass d'on cert magon,

se sent a trasportass

d'on certo estes de malinconia

ch'el sgonfia i oeucc senza savè el perchè

e el sforza a piang, d'on piang che fa piasè.

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APPARIZIONE DEL TASSO 

 

Fuori di porta Ludovica un miglio

sulla sinistra tra due fontanelle

e tra due file di piante che gli fanno ombra

c'è un sentierino

solitario, patetico, delizioso,

che si perde a zig zag dentro i prati,

e pare apposta fatto

per le malinconie di un pensieroso.

    Là così, eccetto il piss piss

di un qualche zampillo d'acqua che sbotta dalle chiuse,

eccetto qualche gorgheggio d'un uscignolo,

o qualche verso lontano, lontano, lontano,

d'un vitello e d'un cane,

non si sente un niente

che rompa la quiete.

    Ogni cosa, là così, aiuta il sentimento,

né si è neanche fatto due passi

tra quelle acque, tra quelle piante, tra quell'ombra

che ci si sente coprire da una certa tristezza,

ci si sente trasportare

da una certa estasi di malinconia

che gonfia gli occhi senza sapere il perché

e sforza a piangere, d'un piangere che fa piacere.

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  • Da Carlo Porta "LE POESIE" Feltrinelli Editore 

    Occasione a questo componimento fa la parodia del canto XVI della Gerusalemme Liberata ad opera di Alessandro Manzoni e di Ermes Visconti; uno "scherzo di conversazione" come fu definito dagli stessi autori, che, inviato nel luglio 1817 con una copia di mano del Rossari a un fervido ammiratore del Tasso, il Grossi, provocò in lui un profondo dolore e una reazione che prese l'aspetto di una cantata in versi milanesi. Ma il Grossi, non ancora pago, sollecitò il Porta a comporgli "una poesia confortatoria" e ai primi di agosto gli scrisse rimproverandolo per non avergli ancora mandato nulla; rispose il Porta confessando umilmente: "...i versi non hanno voluto venire... Mi sono messo sul serio, ho voluto tentare un patetico da idillio, e la lingua mi ha abbandonato..." e confermando la sua intenzione di non proseguire il lavoro, che rimase interrotto al verso 98.  Il Grossi ne riportò solo i primi 27 versi.

    Lascio a voi, gentili lettori, di andare a cercare come prosegue e finisce. Se siete interessati chiedetemela!

    Alcuni chiarimenti del testo:

    ...porta Luduiga... anticamente detta Erculea e poi di Santa Eufemia; una delle più antiche portr milanesi e situata nella zona cui attualmente mette capo il Corso Italia    ...us'cioeu... propriamente "uscioli" ; qui indica gli sportelli delle chiuse   ...ett... ette, nulla, nonnulla. Non si sente nulla.